Sulla strada giusta – Recensione

Quando all’inizio di quest’anno, da scrittore e fervente lettore di libri per ragazzi, ho deciso di aprire un blog personale, la mia intenzione era quella di unire le tematiche della letteratura per ragazzi alle storie dei giovani di oggi, con i loro sogni, le loro paure, le loro difficoltà, le loro passioni e i loro successi. Storie di vita e di crescita personale che potessero rappresentare un modello positivo da cui trarre ispirazione per se stessi, o anche solo su cui riflettere e meditare per capire se noi siamo in cammino sul sentiero della vita che abbiamo scelto, se siamo sulla strada giusta.

E Sulla strada giusta, di Francesco Grandis, è proprio uno di quei libri che risponde in pieno a questa esigenza (e che si sposa perfettamente con le tematiche di questo blog). Un libro che, in un modo del tutto personale e originale, rispecchia nella vita reale la metafora e il mito del viaggio dell’eroe (di cui ho parlato nel mio articolo d’esordio) che rompe lo status quo, la propria routine e parte alla ricerca di se stesso, di qualcosa di più.

Sulla strada giusta – Recensione

Sulla strada giusta non è un romanzo, bensì il racconto autobiografico di un ragazzo veneto, Francesco Grandis, che poco più che trent’enne viene travolto da una profonda crisi interiore.

Francesco è ben inserito nel sistema socioeconomico odierno: ha studiato Ingegneria Elettronica all’università e ha trovato subito un lavoro stabile come programmatore presso un’azienda di robotica industriale. Lavora con dedizione e competenza, la paga è buona, la tranquillità e la sicurezza economica sono garantite. Il futuro sembra già scritto.

Eppure, nell’agosto del 2009, qualcosa dentro di lui si rompe definitivamente. Francesco si sta recando dai suoi genitori per chiedere un consiglio importante quando, d’improvviso, accosta la macchina e scoppia a piangere. In realtà non ce la fa più a sopportare un lavoro che, fonte d’entusiasmo iniziale, nei tre anni successivi si è trasformato per lui in una gabbia. Trasferte scomode con orari di lavoro impossibili, scarsa considerazione delle proprie capacità e aspirazioni, dover dipendere per troppi aspetti dal proprio capo: quel senso di prigionia crescente in una realtà che non sente più sua lo ha portato a un livello di stress eccessivo, sfociato in una forte gastrite.

Francesco, con quel pianto liberatorio, ha già deciso: lascerà il lavoro e inizierà una nuova fase della propria vita.

Pur preda dell’incertezza, della paura del futuro e dell’ignoto, con le persone a lui vicine che lo considerano un pazzo, compra un biglietto aereo Round the world grazie al quale compie il giro del mondo in sei mesi: Francesco, finalmente libero dal peso di una vita vissuta a metà e divenuta ormai insostenibile per la sua anima, riscopre così l’antica passione per i viaggi, utilizzandoli non come uno scopo, bensì quale mezzo per conoscere a fondo se stesso e le sue priorità.

L’immersione in un ritiro di meditazione in Thailandia e la domanda di uno studente di teologia “Qual è il senso della vita?” rappresentano la prima svolta illuminante nel viaggio del protagonista. E in ogni luogo dove mette piede (Sudamerica, India, Scandinavia, ma anche sulle Dolomiti, a due passi da casa sua) il giovane viaggiatore impara qualcosa di nuovo e di utile per sé: soprattutto, a contatto con le voci e i suoni di una natura incontaminata e a tratti selvaggia, impara ad ascoltare i segnali del corpo e le intuizioni che vengono dal cuore e che gli indicano la via da seguire, quella della felicità personale.

Le vicende di questo libro mi ricordano, per certi aspetti, il fenomeno sempre più diffuso del Downshifting, ben illustrato da Simone Perotti nel suo libro Adesso basta: un chiaro riferimento a uno stile di vita semplice e minimalista, più vicino alla natura, in cui la lentezza dei ritmi quotidiani e i bisogni psicologici essenziali dell’uomo prevalgono sulla frenesia e lo stress della società moderna, alla perenne e affannosa rincorsa del denaro che ormai sembra non bastare più.

Sulla strada giusta è la storia di un ragazzo, ormai diventato uomo, che ha avuto il coraggio di affrontare la sua infelicità e le sue paure, di prendere in mano la propria vita, di andare controcorrente rispetto al sistema socioeconomico moderno, quello del consumismo, della competitività, dello stress da un lavoro che non soddisfa la natura umana, della rassegnazione a un’esistenza dettata da volontà altrui. Francesco ha capito di volere qualcosa di diverso da un lavoro stressante e alienante, e che doveva intraprendere un’altra strada, pur senza la certezza di ciò che avrebbe trovato.

Come ha scoperto lui stesso grazie alle esperienze e alle intuizioni avute lungo le varie tappe del proprio viaggio, la cosa più importante che dobbiamo volere dalla vita è essere felici, essere liberi, cioè esprimere noi stessi, i nostri talenti e le nostre passioni. Amare appieno la vita, pur con le sue imperfezioni e le sue incertezze, cercando quelle esperienze che ci facciano sentire realizzati. La felicità non è un punto d’arrivo, bensì quello di partenza per vivere una vita straordinaria, la tua vita, quella che tu hai scelto per te a dispetto di quello che la società e le persone vicine ti dicono sia giusto fare.

Perché quello che conta nella vita non è raggiungere a tutti i costi la destinazione, bensì godersi il proprio viaggio, giorno per giorno, istante per istante, consapevole che tu ne sei l’artefice e agendo da protagonista.

Francesco gestisce da circa tre anni un blog personale in cui ha messo a nudo se stesso e i propri pensieri: http://www.wanderingwil.com.

Ti consiglio di leggerlo (assieme al libro), perché ci sono molti articoli interessanti che fanno riflettere noi giovani su un modo alternativo e possibile di vivere. In un periodo sociale ed economico incerto come questo, dove i ragazzi ancor più che in passato sono portati a compiere scelte importanti per il proprio futuro, il suo blog è una ventata d’aria fresca e frizzante, carica di speranza.

Il percorso di Francesco è unico e personale, come egli stesso ci dice; ognuno di noi è diverso e non penso che viaggiare per il mondo sia la ricetta utile per tutti per scoprire chi siamo e come essere felici. Possiamo riuscirci tramite mezzi differenti, magari grazie alla lettura di un buon libro, al consiglio di una persona speciale o semplicemente rimanendo da soli con noi stessi, ascoltandoci dentro. Perché solo noi possiamo sapere cos’è meglio per la nostra vita.

E tu, sei sulla strada giusta verso la tua felicità?